giovedì 26 gennaio 2012

ero il numero 220543



La risiera di San Sabba ( Trieste) da impianto industriale a
fabbrica degli orrori.



Per non dimenticare MAI !!!

La Risiera di San Sabba è stato un lager nazista, situato nella città di Trieste, utilizzato per il transito, la detenzione e l'eliminazione di un gran numero di detenuti, prevalentemente composti da prigionieri politici.

È stato l'unico campo di concentramento in Italia ad avere un forno crematorio. In esso le autorità tedesche compirono uccisioni, in un primo momento mediante gas usando i motori diesel degli autocarri in seguito per fucilazione o con colpo di mazza alla nuca.
Nel campo venivano anche detenuti ed eliminati Sloveni, Croati, partigiani, detenuti politici ed ebrei.
Supervisore della Risiera fu l'ufficiale delle SS Odilo Globocnik, triestino di nascita, che ebbe un importante ruolo in molti campi di concentramento.

" Devo dire che l’esperienza di Auschwitz è stata tale per me da spazzare qualsiasi resto di educazione religiosa che pure ho avuto. C’è Auschwitz, quindi non può esserci Dio. Non trovo una soluzione al dilemma. La cerco, ma non la trovo. "

Primo Levi


(foto di Valerio Lanci )
cliccare sulla foto per vederla in grande

19 commenti:

  1. La citazione che hai aggiunto alfine, da sola dice tutto...
    ma io mi sento di aggiungere...
    "Dio non è presente nella coscienza di involucri, che si definiscono esseri umani"...
    grazie Valerio..
    sereno finire del giorno..
    un Sorriso..
    dandelìon

    RispondiElimina
  2. da pelle d'oca. fermarsi e pensare lucidamente che certe cose e certi "uomini" siano esistiti davvero fa davvero accapponar la pelle...
    grazie ancora una volta per i tuoi post che obbligano a pensare seriamente e a pensare con il cuore, che è la cosa più difficile da fare...
    un abbraccio

    RispondiElimina
  3. Gli orrori del passato non si devono mai dimenticare,si devono tenere presenti non solo nel giorno della memoria, ma giornalmente nella vita quotidiana. Grazie di questo post ciao amico mio, Angelo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie della tua presenza da me. Mi sono permessa di aggiungere la poesia che mi hai lasciato , al mio post. Ho letto il testo di Levi, e per quanto possa comprendere la totale disperazione che ha causato l'esperienza di Levi e soffrirne,concordo con quanto scrive a proposito Dandelion. buona giornata

      Elimina
  4. Non conoscevo la risiera di San Sabba, né la sua tragica trasformazione in un campo di concentramento con tanto di forno crematorio.
    Di Primo Levi invece conosciamo tanto, la sua dignità di uomo, la sua lunga e disperata angoscia dopo la liberazione dai campi di concentramento, La sua comprensibile difficoltà di vivere, sfociata nel suicidio.
    Grazie Valerio, un caro saluto.
    Lara

    RispondiElimina
  5. Di san Sabba avevo sentito parlare. Terribile. Ma il titolo del libro, lo è ancor di più. un uomo ridotto a un numero. Che follia.

    RispondiElimina
  6. Avevo uno zio paterno, ormai mancato da due anni, che aveva tatuato il umero sul polso. Lo fecero prigioniero nel '44 perchè staffetta dei partigiani.
    Andò a finire in un campo di prigionia in Germania, si salvò perchè sapeva badare bene alle bestie e lavorò per dei contadini della zona.
    Mi disse sempre che la gente del posto sapeva tutto dei campi, questo è l'altro orrore insieme la shoah.
    Tutti gli anni, in queste giornate piangeva tutto il giorno. Un omone alto 1,90 che quando fu liberato dagli americani pesava 36 chili.

    Lorenzo

    RispondiElimina
  7. un post che fa venire i brividi, ciao Valerio!

    RispondiElimina
  8. Ricordare quell'orribile momento storico,il peggiore dei tanti della storia dell'uomo è molto importante.

    Ti ringrazio della visita da mio padre

    Un abbraccio

    RispondiElimina
  9. Mi auguro anch'io la fine del lecchinaggio pro caimano,anche se ci vorranno decenni a parer mio!

    Saluti

    RispondiElimina
  10. Non mi ha mai abbandonata l'agghiacciante sensazione che ho provata quando, anni fa, ho visitato la Risiera di San Sabba. I muri ancora trasudavano dolore.

    RispondiElimina
  11. Auguri Valerio, buon compleanno!

    RispondiElimina
  12. Sugli impedimenti al traffico dei milanesi

    Per me è sufficiente che siano a carico dei milanesi,come dicono loro "dove circola li danè"

    Saluti

    RispondiElimina
  13. Lascio qui il commento che avrei voluto lasciarti sotto l'immgine della bici: ma mi sono persa tra richieste varie e non mi è riuscito venirne fuori: comunque ti dicevo:"Non c'è confine alla fantasia! grazie di avermi invitato." Buona giornata

    RispondiElimina
  14. Grazie Valerio per la visita al mio blog e per i bei versi di Tonino Guerra che ho molto gradito, tanto che ho voluto farne un post.

    RispondiElimina